Lettera di dimissioni volontarie con preavviso: cosa scrivere (e cosa non basta)
La lettera di dimissioni con preavviso serve a fissare per iscritto la data di ultimo giorno e le richieste di fine rapporto, ma da sola non è efficace: dal 2016 le dimissioni valgono solo se trasmesse in via telematica.
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Una lettera di dimissioni volontarie con preavviso è la comunicazione scritta con cui il lavoratore recede dal rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ai sensi dell'art. 2118 del codice civile, indicando l'ultimo giorno di lavoro e il preavviso previsto dal CCNL applicato. Attenzione: la lettera da sola non produce effetti. Dal 12 marzo 2016 le dimissioni sono efficaci solo se trasmesse in via telematica (art. 26, D.Lgs. 151/2015). La lettera resta il documento che mette per iscritto date, richieste e prova della comunicazione al datore.
Cosa deve contenere
Una lettera completa copre sei punti. Nessuno è formalmente obbligatorio, ma insieme evitano la quasi totalità delle contestazioni successive:
- Dati del lavoratore e del datore di lavoro — nome, codice fiscale, indirizzo; denominazione e sede della società, eventuale persona di riferimento (es. Ufficio del Personale).
- Individuazione del rapporto — mansione o qualifica ricoperta e data di assunzione. Serve a identificare il rapporto senza ambiguità quando la società ha più sedi o più contratti in corso.
- Volontà di recedere e data di decorrenza — la formula deve essere inequivoca ("comunico le mie dimissioni, con effetto dal…"). Indichi l'ultimo giorno di lavoro, non il primo giorno di libertà.
- Preavviso — durata e riferimento all'articolo del CCNL, oppure indicazione che il preavviso non è dovuto (giusta causa) o che è stato concordato l'esonero.
- Richieste di fine rapporto — liquidazione del TFR, competenze finali, indennità per ferie e permessi maturati e non goduti, consegna della Certificazione Unica.
- Restituzione dei beni aziendali — pc, telefono, badge, auto, chiavi: indicare data e modalità evita addebiti.
Il motivo delle dimissioni non va indicato. Non è richiesto dalla legge e, se scritto male, può essere usato contro di lei. L'unica eccezione è la giusta causa: in quel caso la motivazione è il fondamento del mancato preavviso e va descritta in modo circostanziato.
Il preavviso: quanto dura e cosa accade se non lo rispetta
La durata del preavviso non è fissata dalla legge, ma dal contratto collettivo applicato, e varia in base a qualifica, livello e anzianità di servizio: nei CCNL più diffusi va da 15 giorni a 4 mesi. Molti contratti collettivi prevedono anche che il preavviso decorra dal 1° o dal 16° giorno del mese, quindi la data che ha in mente potrebbe slittare: verifichi il testo del suo CCNL prima di scrivere la data.
Se lascia il lavoro senza rispettare il preavviso, il datore ha diritto all'indennità sostitutiva del preavviso (art. 2118, comma 2, c.c.), pari alla retribuzione che le sarebbe spettata nel periodo non lavorato, e può trattenerla dalle somme di fine rapporto. Non è una sanzione discrezionale: è un credito contrattuale.
Tre alternative legittime al preavviso pieno:
- Esonero concordato — il datore la libera prima. Da mettere per iscritto, precisando se l'indennità è dovuta o rinunciata.
- Giusta causa (art. 2119 c.c.) — dimissioni immediate per fatti che rendono impossibile la prosecuzione anche provvisoria del rapporto.
- Periodo di prova — il recesso è libero, ma la procedura telematica resta obbligatoria.
Perché la lettera non basta: le dimissioni telematiche
Le dimissioni (e la risoluzione consensuale) devono essere comunicate con il modello telematico del portale Servizi Lavoro del Ministero del Lavoro, con SPID o CIE, oppure tramite un soggetto abilitato: sindacato, consulente del lavoro, commissione di certificazione, ente bilaterale. Senza questa trasmissione le dimissioni sono inefficaci, per quanto la lettera sia perfetta.
Restano fuori dalla procedura telematica alcuni casi, tra cui il lavoro domestico, le dimissioni rassegnate in sede di conciliazione, e le lavoratrici in periodo di gravidanza o entro i primi tre anni di vita del bambino, per le quali è invece prevista la convalida presso l'Ispettorato territoriale del lavoro.
Ha inoltre sette giorni dalla trasmissione per revocare le dimissioni, con le stesse modalità telematiche (art. 26, comma 2, D.Lgs. 151/2015).
Come consegnarla e conservare la prova
Invii la lettera via PEC oppure la consegni a mano in duplice copia facendosi firmare la ricezione su una di esse; in alternativa, raccomandata A/R. La data di ricezione è quella da cui si contano i giorni di preavviso, quindi la prova non è un dettaglio burocratico: è ciò che stabilisce quando finisce il rapporto.
Un punto sul quale molti sbagliano: la NASpI
Le dimissioni volontarie non integrano lo stato di disoccupazione involontaria e non danno diritto alla NASpI, salvo le ipotesi di dimissioni per giusta causa e di dimissioni durante il periodo tutelato di maternità. Se il suo obiettivo è accedere all'indennità, valuti prima con un consulente se il suo caso rientra in una di queste eccezioni: cambiare qualificazione dopo l'invio telematico è complicato.
Prepari la lettera in pochi minuti
Il nostro modello guidato compone la lettera con il preavviso da CCNL, la giusta causa, l'esonero concordato, le richieste di fine rapporto e la restituzione dei beni aziendali, e le ricorda i passaggi telematici prima del download. Riceve il documento in PDF e Word, senza abbonamento.
Se invece deve prima capire il rapporto da cui sta uscendo, può consultare anche il contratto di lavoro subordinato.