«Licenziamento volontario» non esiste: sono dimissioni (e la differenza conta)
Il licenziamento è sempre un atto del datore di lavoro. Se è il lavoratore a lasciare, si tratta di dimissioni: cambia la procedura, il preavviso, l'accesso alla NASpI e il documento da firmare.
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"Licenziamento volontario" è un'espressione diffusa ma giuridicamente inesistente: il licenziamento è per definizione il recesso del datore di lavoro, mentre quando è il lavoratore a lasciare si parla di dimissioni. La distinzione non è formale: cambia chi deve rispettare una procedura, chi paga il preavviso, quali tutele si applicano e — soprattutto — chi ha diritto alla NASpI.
Le tre forme di cessazione a confronto
| Dimissioni | Licenziamento | Risoluzione consensuale | |
|---|---|---|---|
| Chi recede | il lavoratore | il datore | entrambi, d'accordo |
| Forma | comunicazione telematica obbligatoria | forma scritta, con motivazione | comunicazione telematica obbligatoria |
| Motivazione | non necessaria | necessaria (giustificato motivo o giusta causa) | non necessaria |
| Preavviso | a carico del lavoratore, salvo giusta causa | a carico del datore, salvo giusta causa | come concordato |
| Impugnabilità | revoca entro 7 giorni | impugnabile nei termini di legge | limitata, salvo vizi del consenso |
| NASpI | no, salvo giusta causa e maternità tutelata | sì | di regola no, con eccezioni (es. art. 7 L. 604/1966) |
Perché la confusione è costosa
Chi cerca un "modello di lettera di licenziamento volontario" di solito ha bisogno di una lettera di dimissioni. Ma i due documenti hanno struttura e conseguenze opposte, e usare quello sbagliato produce due effetti concreti:
- Il documento non è efficace. Le dimissioni valgono solo se trasmesse in via telematica sul portale Servizi Lavoro con SPID o CIE (art. 26, D.Lgs. 151/2015). Nessuna lettera, per quanto ben scritta, sostituisce quel passaggio. Il licenziamento, viceversa, non passa da quella procedura.
- La causale finisce nelle comunicazioni obbligatorie. È la causale trasmessa che determina il trattamento previdenziale. Se il rapporto risulta cessato per dimissioni volontarie, la domanda di NASpI viene respinta, e ricostruire a posteriori che si trattava d'altro è un contenzioso, non una correzione.
Attenzione alle dimissioni "suggerite"
Un caso da riconoscere subito: l'azienda vuole chiudere il rapporto e le propone di dimettersi, magari con la promessa di un incentivo. Firmare dimissioni al posto di un licenziamento significa rinunciare alla NASpI, all'impugnazione del licenziamento e al preavviso a carico del datore.
Se l'iniziativa è del datore, gli strumenti corretti sono altri: un licenziamento regolare, che le lascia le tutele, oppure una risoluzione consensuale in sede protetta, negoziata con un incentivo all'esodo e, quando ricorre l'ipotesi dell'art. 7 della L. 604/1966 (procedura di conciliazione per il licenziamento per motivo oggettivo), con accesso alla NASpI. Prima di firmare qualsiasi cosa in una riunione convocata all'improvviso, si prenda il tempo di far leggere il documento a un consulente del lavoro o a un sindacato: sette giorni di revoca esistono per le dimissioni telematiche, non per gli accordi transattivi.
Se invece la scelta è davvero sua
Allora servono tre cose, in questo ordine: la verifica del preavviso previsto dal CCNL, la trasmissione telematica delle dimissioni, e una lettera che metta per iscritto la data di ultimo giorno, il preavviso o l'esonero, le richieste di TFR, ferie residue e Certificazione Unica, e la restituzione dei beni aziendali.
→ Lettera di dimissioni — modello guidato con preavviso da CCNL, giusta causa ed esonero concordato.
Approfondimenti: quando dare le dimissioni · dimissioni senza preavviso · dimissioni telematiche.